La “castellania” di Ischia fu uno dei primi feudi della dinastia Farnese, intorno al quale si svilupperà il Ducato di Castro, al quale essi aggiungeranno numerosi possedimenti fino a diventare Duchi di Parma e Piacenza grazie agli uffici di papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) del quale fu investito il figlio (ufficialmente “nipote”) Pier Luigi.
A ricordo di questo illustre passato il Comune ha adottato uno scudo derivato dall’arma Farnese che, però, innalzava un campo “d’oro, a sette gigli d’azzurro, posti 3-2-1”, quindi il Comune ha gli smalti “invertiti”, operazione tipica in Araldica per differenziare gli stemmi. In questa forma però ricorda molto lo stemma reale di Francia.
Secondo alcuni autori, in origine i Farnese portavano, in luogo dei gigli, delle foglie di farnia (una varietà di quercia) a ricordo della loro origine dal centro di Farnese, poco distante da Ischia di Castro, poi modificati nella forma dei fleur-de-lys della monarchia francese.

Lo stemma è antico infatti è stato "riconosciuto" con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1953, in origine portava una corona nobiliare (barone?), quello attuale è stato composto seguendo le indicazioni del Regolamento Tecnico-Araldico in uso dall'Ufficio Onorificienze e Araldica presso la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si compone di uno scudo di tipo "sannitico" (pressoché rettangolare), azzurro con tre gigli d'oro (quindi con gli smalti invertiti rispetto a quelli Farnese e rassomigliante l'emblema dei re di Francia) posti 2 e 1, la corona di rango da "Comune" italiano (d'argento, turrita, merlata alla ghibellina e aperta da porte) e un serto decorativo composta da un ramo di quercia e uno d'alloro, legato da un nastro (azzurro, in luogo del più abituale nastrino tricolore).

Nel linguaggio tecnico proprio dell'Araldica, la descrizione (che si definisce "blasone") dello stemma suonerebbe: "D'azzurro, a tre gigli d'oro posti 2 e 1, ornamenti esteriori da Comune".


                                                                                                                         (da www.araldicacivica.it)